l'unica verità della vita che tu vedi
può essere solo la verità che vedi?
l'unica verità della vita che tu senti
può essere solo quella verità sentita
in momenti particolari
in momenti diversi
in movimento di transito del pensiero,
della commozione, del sentire dell'anima?
la verità che si pone all'individuo
può mai essere passibile di attimi di precarietà
insiti nella natura dell'individuo stesso?
o la verità,
come sempre viene detto,
ingloba ogni verità che ingloba tutte le verità,
la verità riassume in sè, sintetizza in sè
tutte le verità di tutti gli individui
di tutte le epoche
di tutte le esperienze
di tutti i movimenti
di tutti i momenti che ogni individuo vive
ed esprime nell'angolazione valida
della sua esperienza fisico-terrena.
allora può mai essere valida
la verità di un individuo, seppur dotato
di capacità di loquela
di intelligenza di intelletto
di intelligenza di cultura,
può mai essere valida la verità di un individuo
per un altrettanto individuo
degno in forma paritaria
dell'esperienza di vita
espressa e vissuta in quel di terra
ove ognuno e per ognuno è dato
atto d'amore, atto di fede, atto di dolore,
atto di azione?
come è possibile pensare
al di là di ogni logica
e razionalità umana,
come è possibile pensare che la verità,
seppur elevata,
seppure voluta come luce per gli altri uomini,
che la verità di uomo possa essere verità di tanti
o verità anche solo di un altro uomo?
comprendere si deve l'errore di questo principio
che sembrava buono principio
che sembrava saggio principio,
che è stato buono principio e saggio principio:
ma ora con il tempo in divenire
e nel divenire virtuale,
ma nel divenire stesso reale,
l'uomo è chiamato a comprendere
la sua unicità di esperienza,
la sua unicità di verità.
ecco l'uomo nuovo,
ecco l'uomo che sarà caratteristica e simbolo
della nuova era che avanza.
noi vivremo in condivisione le verità multiple.
le vivremo in rispetto
le vivremo in comunione
ma le vivremo in singolarità.
non potranno insorgere dubbi,
non dovranno insorgere certezze
che la verità di uno può essere la verità di tanti.
osserviamo in quanti modi,
seppur errati sembrano
errati per colui che crede non sono,
in quanti modi l'uomo cerca la sua verità.
è insito nell'animo umano il cercare,
è insito nell'animo umano il dovere di cercare.
è insito nella mente umana l'impegno
anche intellettuale di cercare.
ma l'intelletto, aimè, si infrange,
si fronteggia, si oscura di fronte al mistero della vita
che vuole dare per sè medesima ragione di causa:
la vita non può dare per sè medesima ragione di causa,
la vita è effetto di causa altra,
dove solo l'intuizione può accedere
dove solo la fede ha dimora
dove solo l'amore, il sentire,
sono cittadini permanenti.
la razionalità, la cerebralità,
come ormai sapete che vien chiamata
quella forma di pensiero atto solo a concludere conti,
a concludere equazioni,
allora la cerebralità, la razionalità,
possono condurre l'uomo
a comprensione di cose
ma cose non sono verità
cose sono segmenti, cose sono pigmenti
cose sono anche adiacenti alla verità,
ma ben altro sono dalla verità.
la razionalità, la cerebralità,
servono all'uomo per il suo passaggio fisico
in un mondo di carne
in un mondo di cose
in un mondo di numeri
in un mondo di proporzioni
in un mondo di peso, di misura, di definizione.
guai se l'uomo non riuscisse a comprendere
tramite la sua razionalità, la sua cerebralità,
il conto del numero,
il peso e il valore della fisicità:
non sarebbe adatto a vivere
in questa dimensione
se gli mancasse la cerebralità.
ma ben altro è il pensiero
che porta all'intuizione
dell'esistere divino.
non possiamo escludere dall'intuizione
la necessità della cerebralità.
come non può essere esclusa
dalla funzione della cerebralità
l'importanza estrema, risolutiva, della intuizione
"sovrana e signora della vita vera dell'individuo".
cosa sarebbe un essere umano
senza la sua intuizione,
frutto del vero pensiero in essenza di pensiero?
sarebbe una macchina
computerizzata
ben assemblata,
ma non sarebbe altro.
le emozioni, i sentimenti,
seppur gravati di paure, seppur gravati di dolore,
sono quella parte dell'uomo
definita erroneamente coscienza,
perché coscienza è ben altro,
ma sono quella parte dell'uomo
che implica intuizione
che implica pensiero divino
che implica altro da calcolo di cerebralità.
allora tutto decade di quello che l'uomo
si impegna a vivere?
tutto è in posizione di caduta,
in posizione di corruzione
di ciò che l'uomo si impegna
a procedere nel fare correttivo dei bisogni umani?
tutto è in caduta fallimentare
se riteniamo che ciò che appare sia unica verità.
tutto è invece in funzione di conoscenza ulteriore
se riteniamo che ciò che appare
è segno evidente di una realtà oltre all'apparire.
ritorniamo spesso su questo argomento,
ritorniamo sovente su questa riflessione
perché bene è assimilare
perché bene é approfondire
perché bene è comprendere
il principio unificatore dell'esistenza.
la mente riceve.
ma il pensiero deve recepire
e donare nuovamente alla mente il recepito
in forma di coscienza applicata
al quotidiano di ognuno di voi
al quotidiano di ognuno di tutti,
affinché per qualsivoglia vero che esiste,
nel tempo dato dai momenti
nel tempo dato dalle stagioni
nel tempo dato dalle ere
l'uomo possa applicare il suo contenuto di coscienza
in tutto ciò che si svolge davanti a lui
coinvolgendolo in dovere-diritto di decisione,
di manipolazione, di esortazione,
di eliminazione, di conclusione di quell'attimo
che sembra curato da limite
ma è invece curato da eternità.
a cosa si deve approdare,
a cosa dobbiamo approdare
dopo l'insegnamento avuto
dopo ciò che è stato dato?
l'approdo non è indicabile
come punto di riferimento
in modo toponomastico:
l'approdo è all'interno di ognuno di voi.
l'approdo è all'interno di te che parli
l'approdo è all'interno di te che ascolti.
nessuno può dirti quale sia
o quale possa essere il tuo approdo.
tu stessa vedrai
tu stessa riconoscerai
tu stessa comprenderai quali,
punto dopo punto,
siano i tuoi veri approdi.
solo nell'ambito del riconoscimento del proprio cammino
esiste il proprio cammino.
l'insegnamento spirituale
esorta l'individuo all'attenzione su se stesso
esorta l'individuo all'attenzione verso il prossimo
esorta l'individuo all'attenzione
verso tutto ciò che nel sociale accade,
verso tutti gli accadimenti
sia umanistici, che politici, che bellici,
che definiscono la storia in cui l'individuo
si vede a vivere il suo momento storico.
nulla è estrapolabile dalla tua verità.
tutte le verità che tu vedi,
tutte le verità che tu riesci a percepire
sono parte integrante, inscindibile,
di "quella verità tua che altro non è
che la comprensione del tuo momento
nell'esistenza tutta".
l'uomo sa veramente
il significato della parola verità?
l'uomo intende veramente
il contenuto di questa semplice parola,
così semplice per quanto complesso è il suo contenuto?
cosa intendiamo invece noi,
che parliamo a voi,
per verità?
l'uomo intende come verità
in definitiva ciò che gli aggrada.
tutto ciò che non lo accompagna
in un sontentamento di peso,
di fatica, di economia, di interesse,
di amore, di affetto,
l'uomo lo intende come atto corrotto
da ingiustizia, da sfortuna.
l'uomo intende la verità
come realtà sublime
non attaccabile dal male,
anche se si dice verità di male
anche se si dice verità di sofferenza,
è una verità corrotta per l'uomo,
perché la verità non dovrebbe contenere
né male né sofferenza né dolore.
quale triste verità
è quella verità che contiene il dolore,
quale triste verità
è quella verità che contiene
la fine di un tempo,
la fatica di un momento,
la delusione di una aspettativa,
l'equivoco di una certa convinzione.
quindi verità é intesa dall'uomo
come luce illuminante,
come mezzo chiarificatore,
come spartiacque dal bene e dal male:
verità di male non è verità di male,
è corruzione, è disgrazia,
è ingiustizia per l'uomo.
la verità è quell'idea
sublimata dal desiderio di non sofferenza
sublimata dal desiderio di riconoscimento
sublimata dalla volontà di riuscire a non soffrire,
dalla volontà di riuscire a definire,
dalla volontà di arrivare in quello stato di cose di fatto,
e quindi di anima,
di sicurezza avulsa totalmente da precarietà.
questa è l'accezione
nell'intimo dell'uomo
della parola verità.
sempre l'uomo si illumina
sentendo la parola verità
anche quando impropriamente è pronunciata.
ma verità, per noi che parliamo a voi,
cosa significa, cosa contiene?
dov'è il limite raggiungibile
e definibile di questo semplice suono?
verità
come l'uomo pensa crede suppone
e in sua necessità definita, definisce,
verità non esiste.
l'uomo tende a definire
per sua necessità spazio-temporale
e quindi anche per necessità concettuale e coscienziale,
ma non tutto può essere definito.
così la parola verità,
come l'uomo l'intende, non esiste.
tutto è intreccio di accadimenti,
di realtà in atto nel tempo
e al di fuori del tempo,
tutto è intreccio di sentire
tutto è intreccio di comprensione
tutto è intreccio di mistificazione
data dall'apparente manifestazione.
la verità di cui noi parliamo
che ingloba ogni verità umana
è ben altro da ciò che l'uomo intende
come contenuto di tale parola.
allora l'insegnamento
vuole porgere chiarezza
o vuole porgere smarrimento?
l'insegnamento porta a crescita
o porta a sconsolatezza?
ciò che porta a crescita
non può sempre consolare.
ciò che porta a crescita
porta a visione.
la visione che si impone
a colui che riceve l'insegnamento spirituale
non può essere una visione consolatoria di terra.
se portiamo il concetto di verità
al di fuori della logica umana
è perché colui che riceve l'insegnamento
deve poter considerare
non solo gli opposti coesistenti,
"ma deve poter considerare anche
l'ultrasensibile non rivelato
e non rivelabile nella dimensione terrena,
nella dimensione umana,
ma agente in modo inconfutabile
nella dimensione terrena e nella dimensione umana".
l'ultrasensibile, l'invisibile,
che connotazione definibile non possono avere,
agiscono negli accadimenti,
agiscono nelle presunte verità,
agiscono nel complesso istituzionale delle genti,
agiscono per dare la possibilità
di un procedere complessivo
ma per giungere alla necessità
di un procedere individuale.
ove la verità deve essere sentita
in modo sovrannaturale
e non più circoscritta dall'osservabile
e non più circoscritta dal manifestato
e non più circoscritta da un sentire qualificato
da forma individuale;
dove la verità di cui noi parliamo
è ben altro dalla verità
che l'uomo intende come concetto illuminante.