la chiesa nel tempo.
cosa significa la chiesa nel tempo?
di quale tempo parliamo?
il tempo dell'uomo,
il tempo del singolo,
il tempo dell'individuo,
il tempo dell'umanità?
o parliamo di quel tempo che è riverbero, riflesso,
proiezione del non tempo?
la chiesa nel tempo dell'uomo:
sarà questo l'argomento di cui ci informeremo,
di cui ci interesseremo.
la chiesa
istituzione così aggiogata al potere,
così aggiogata alla ricchezza,
all'economia, alla manifestazione di opulenza.
la chiesa che si arroga l'unica verità comunicata,
l'unica verità illuminata e ispirata,
rivelata da Dio all'uomo,
la chiesa ben dovrà conoscere
momenti di difficoltà
momenti di ripensamento
momento di e momenti di ricongiungimento
con quella che è stata l'origine della sua istituzione,
con quella che è stata l'origine del suo momento di inizio,
momento di inizio con la venuta del Cristo
che doveva lasciare di sè traccia per gli uomini,
cammino chiaro, preciso, di comunione fra gli uomini
di sollecitazione, non in porpora di potere,
ma di sollecitazione in progresso d'amore, d'amicizia,
di solidarietà, di sostegno e di reciproco accordo.
la chiesa dovrà ritornare a riflettere
volontariamente, involontariamente,
in maniera supposta o imposta,
a quello che è stato il picco d'origine del suo essere in terra
come movimento di anime,
come movimento di speranza,
come movimento di insegnamento,
come movimento di luce.
la chiesa nel tempo molto si è allontanata
da quella fede
da quell'intento, da quella speranza
che muoveva corpi, passi,
anime, pensieri, speranze.
la chiesa nel tempo si è arrogata il diritto
di detenere l'unica verità.
ma di quale unica verità noi possiamo parlare
se Dio si manifesta nel molteplice?
la chiesa si è allontanata da Dio
quando ha iniziato a presumere di detenere,
di possedere l'unica verità.
ha confuso l'unico con l'assoluto.
ha portato l'assoluto circoscritto nel suo unico:
unico pensiero,
unico diritto,
unica imposizione,
unica impostazione,
unica padronanza di corpi e di anime,
di potere e di genti,
ha confuso l'assoluto nel suo unico.
assoluto è assoluto
in quanto contiene in sè ogni manifestazione
pensabile e impensabile,
contenibile e incontenibile
dalla mente e dal cuore dell'uomo.
quindi come può la chiesa
presumere di possedere l'unica verità
quando esiste di unico solo "l'uno assoluto"
che contiene in sè l'essere sia conosciuto
che non conosciuto dall'uomo,
sia visibile che invisibile,
sia nel tempo che al di là del tempo.
la chiesa dovrà, la chiesa potrà
rivedere se stessa
e riportare linfa vitale alle genti
solo se si spoglierà delle sue sontuose vesti
e si rivestirà delle vesti dell'umiltà,
delle vesti francescane di quel messaggio d'amore
che non abbisogna di potenza,
che non abbisogna di armi,
che non abbisogna di diplomazia di politica di potere,
per entrare nel cuore delle genti.
la chiesa
movimento unico in sè
ramificato in molteplici forme
in molteplici rivoli,
la chiesa
essenza unica nella sua potenza
dilagante come ragno
dilagante come lebbra
dilagante come magma soffocante
che non permette respiro di vita,
la chiesa
unita nella sua potenza
nei confronti del mondo,
ma divisa nella sua potenza
all'interno di sè medesima,
dovrà e potrà rivedersi e ravvedersi
solo se veste di umiltà indosserà.
e l'uomo... e l'individuo..
e colui che spera e colui che chiede
e colui che ha bisogno:
come, dove, può rivolgere
il suo sguardo di speranza,
il suo sguardo di pena,
il suo sguardo di necessità?
dove, come può trovare appoggio,
sostegno, fratellanza se il pulpito,
il pulpito massimo,
dove tutte le necessità e i bisogni dell'umanità,
intesi come agglomerato
all'interno del movimento della chiesa cattolica,
puntano, guardano, si pongono nella visione,
nell'osservanza di quel centro di potere
che la chiesa ama fare espressione di sè,
che la chiesa decide di fare espressione di sè:
centro di potere, centro di potenza,
come può questo centro di potere,
rivestito di tanta superbia,
avere ascolto e capacità d'accoglienza
per l'umile cittadino, per l'umile indigeno,
per l'umile senescente, per l'umile bimbo,
per l'umile madre, per l'umile suora,
per l'umile prete che,
all'interno del suo agglomerato,
vedono, sentono il bisogno di se stessi?
e vedono e sentono
la risposta mancante
all'urlo di necessità di se stessi.
come la chiesa,
possiamo immaginare,
possa sentire
il bisogno della fame di chi ha fame,
il bisogno della sete di chi ha sete,
il bisogno di cure mediche di cui abbisognano
tanti ammalati e abbandonati?
come il bisogno della chiesa
può andare oltre ai limiti della prosecuzione temporale
per esprimere al meglio
secondo i propri criteri, principi, parametri,
quello che può essere l'espletamento
di un potere politico temporale?
come la chiesa può dare conforto di spirito?
come l'uomo può ancora vedere nella chiesa
conforto di spirito?
questo è il miracolo predetto dal Cristo:
"passeranno le mie parole nel tempo,
nel mondo, nei giorni; passeranno su ognuno di voi
senza temere la fine del tempo".
queste parole del Cristo
ci vengono ancora riportate,
ci vengono ancora proposte,
ci vengono ancora comunicate
anche se animo non è coerente,
anche se spirito non è esistente,
anche se volontà è altra
da quella per cui sono nate quelle parole.
ma ciò che conta è che il Cristo è presente.
ciò che conta è che nell'animo dei puri,
che rende fanciullo anche chi fanciullo non lo è più,
la parola del Cristo viene ad essere edificata
come verità di rigenerazione,
come verità di speranza,
totalmente alienata dal buio dei prelati
che vorrebbero in sè
il pretesto di arroganza di potere
del detenere l'unica verità.
la parola del Cristo è inscritta in loro
come in un libro maleodorante.
la parola del Cristo è scritta in loro
come in un libro marcescente.
ma pur essendo il mezzo deteriorato,
pur essendo il mezzo
non integro nella sua funzione,
purtuttavia contiene la parola del Cristo.
ecco perchè moltitudini di genti,
moltitudini di anime
si appressano intorno alla chiesa cattolica.
appare la chiesa cattolica sostenitrice
della loro speranza,
sostenitrice dei loro bisogni.
appare la chiesa cattolica
motrice dell'aiuto, motrice del sostegno,
motrice del progresso delle anime.
la chiesa cattolica è solo mezzo
perfettibile e quindi imperfetto;
ma comunque è mezzo di comunicazione,
è mezzo di aggregazione,
è mezzo di comunione,
nonostante il mezzo poco veda
o poco senta di ciò di cui si ritiene latore.
si evince, da questa seria riflessione,
che l'uomo per trovare in sè la verità,
che l'uomo per trovare in sè la fede,
poco deve contare su supporti esterni.
il supporto esterno,
per quanto grandioso possa volersi manifestare,
è ben poca cosa.
il supporto esterno è quel quid
di manifestazione, di materializzazione,
di cui l'uomo si serve
per il suo continuum temporale di ricerca,
di vita dopo vita,
di incarnazione dopo incarnazione.
questa chiesa così opulenta,
così supponente e saccente,
che si ritiene la luce,
che si ritiene il faro dell'umanità,
è solo quel piccolo quid
a servizio dell'animo dell'uomo
che si avvale del segmento manifestato
per procedere nel suo cammino di spirito,
nel suo cammino di consapevolezza,
nel suo cammino di superamento del tempo
in cui è venuto ad esperire la dualità.
dualità contenuta
in ogni espressione dell'essere
in cui l'uomo è immerso.
allora, se vogliamo vedere la chiesa
come unico faro dell'umanità,
ben poco ci può illuminare: è un faro spento.
se vogliamo vedere la chiesa
come piccolo segmento,
anche se in sè supponente di grandezza,
allora dobbiamo riconoscerle
il ruolo di piccolo segmento:
perché tramite questo piccolo segmento manifestato
le genti si accomunano,
i pensieri si uniscono
i corpi si avvicinano
le intenzioni si unificano.
ecco quindi che la buona parola,
quella del Cristo che passa
oltre il tempo tramite il tempo,
viene donata.
l'andare dell'uomo
non è tracciato da una sola via.
l'andare dell'uomo vede rivoli diversi,
vede esperienze incarnative
di grande spessore conoscitivo.
l'andare dell'uomo deve conoscere
ogni forma di espressione del divino
e purtroppo anche
ogni forma di repressione del divino.
l'andare dell'uomo deve forgiarsi
in questo fuoco di difficoltà,
di imposizioni, di presunte verità,
l'andare dell'uomo, come unica specie,
deve trovare se stesso nella sua verità,
deve trovare se stesso nella sua diversità,
deve trovare se stesso nella sua unicità,
per potersi donare
in contemperanza alla legge d'amore
in contemperanza a quella volontà di unificazione,
per potersi donare in consapevolezza di spirito
a quell'unione
a quella rotazione
a quella globalizzazione
di tutto ciò che appare separata vita
in tutto ciò che è realtà di esistenza.