adoperiamo la parola cosmo
perché altra parola non può essere recepita
intuita, conosciuta e riflettuta
dall'uomo.
cosmo o cosmos
si contrappone a caos.
il caos il disordine, il cosmo l'ordine.
l'ordine, forse di cose?
l'ordine, forse del luogo e del tempo?
delle stelle, delle galassie, dei pianeti?
l'ordine del procedere del tempo
su quella freccia che segue una sola direzione?
riflettendo già da queste prime frasi
da questi primi concetti
ci rendiamo conto che la parola cosmo
è riduttiva e detrattiva
è, oserei dire, anche insignificante
per ciò che vuole rappresentare
per ciò che vuole contenere
per ciò che vuole essere
la sostanza del suo portato
in fase di conoscenza
per l'intelligenza dell'uomo.
ma, aimè, non esiste altra parola
più vicina o più confacente
al concetto che tentiamo di formulare
compenetrare, comprendere
nei limiti della capacità umana.
non certo perché la capacità umana
è povera e incapace
ma perché in un suo ordine preciso
e quindi di cosmo-ordine, cosmos ordine,
l'intelligenza umana, la percezione umana
può procedere, deve procedere a piccoli passi
in quel sentiero
che sicuramente suo è di avanzamento
ma sicuramente conquistato deve essere
dall'individuo nel proprio avanzamento.
se noi avessimo una parola più adeguata
al concetto da trattare
ben pochi individui potrebbero comprendere
la realtà insita in questa riflessione
ed in questo confronto di volontà e di conoscenza.
allora noi veniamo
non per i pochi ma per i molti che
consapevoli del proprio limite
consapevoli dell'accettazione della propria fatica
in ogni senso e dove della propria verità
vogliono riformarsi
vogliono adeguarsi ad una luce nuova
ad una prospettiva altra
da quella che il mondo ordinario
e rivelato e dichiarato e combattuto da una prospettiva altra
che il mondo ordinario afferma
ed induce a confermare.
il cosmo, i cosmi
l'universo, gli universi:
sono forse parole diverse
ma che contengono un concetto
sovrapponibile o opponibile?
bene sarebbe che il messaggio si fermasse qui
per lasciare il tempo necessario a chi ascolta di comprendere
cosa chi ascolta intende
cosa chi ascolta vede
di sovrapponibile o di opponibile,
vede in queste parole:
cosmo da una parte
universo dall'altra.
si badi bene
che non contrapponiamo cosmos
quindi cosmo a caos
ma cosmo ad universo.
l'universo sei tu che ascolti
l'universo sono quelle leggi della natura
all'interno della materia osservabile
all'interno della materia conosciuta ma invisibile
che l'uomo con la propria intelligenza
è riuscito a codificare.
universo sei tu
con le tue leggi biologiche, fisiologiche che subiscono
quella freccia che si pone sempre in avanti
del tempo
e da qui universo:
un verso unico.
tu che ascolti sei contemporaneamente
universo e cosmo.
universo nel tuo essere fattuale
universo nel tuo essere soggiacente al tempo
universo nel tuo procedere in precarietà
ma purtuttavia in movimento avanzato.
universo per la tua costituzione
della tua forma.
universo per le leggi fisiche
che regolano la radice della tua forma
come la radice di ciò che osservi
apparentemente al di fuori di te.
universo è suono
universo è pioggia
universo è calore
universo è piacere, universo è dolore:
piacere nella sua forma fisica
dolore nella sua forma fisica.
universo è la rivelazione
tramite la creatività
che si agisce sulla materia.
universo è il procedere relativo del tempo.
universo è tutto ciò che anche può essere
calcolato e definito in un riporto di calcolo
ripetuto in volontà.
ascoltando queste parole
necessita un impegno personale
per cercare di dilatare in modo soggettivo
ciò che si intende con la parola universo.
ma perché noi parliamo di universo
se il tema del contendere è il cosmo?
perché non si può parlare del contenitore
se prima non ci appare
anche in una maniera velata
ciò che è contenuto dal contenitore.
il cosmo è ciò che tutto contiene,
è ciò che tutto contiene in questa dimensione
ove l'essere umano è punto di arrivo
di una materia programmata
per procedere dal punto di arrivo dell'umano
per procedere oltre l'umano.
il cosmo non è la realtà assoluta
la realtà assoluta è Dio.
il cosmo è una manifestazione di Dio.
il cosmo contiene l'energia pulsante morfogenica
di ogni espressione espressa e da esprimere
di ogni emozione rivelata e da rivelarsi
di ogni progetto realizzato e da realizzare.
l'universo uomo
è inglobato dall'universo siderale
come l'universo siderale è inglobato dal cosmo
come il cosmo è inglobato da Dio.
definire con le parole il cosmo
non porta al chiarimento
della propria capacità razionale.
l'intuizione, la percezione
ci possono aiutare a intendere una realtà altra
come sempre viene detto,
da ciò che razionalmente possiamo immaginare
e da ciò che visibilmente possiamo osservare.
parlare di cosmo
è parlare di una realtà ancora non ben contenuta
dall'intelletto umano.
anche gli scienziati
se dovessero dare una definizione precisa
sulla differenza fra cosmo e universo
non potrebbero appagare
il nostro bisogno di definizione.
allora
dobbiamo forse rimanere nell'ignoranza?
dobbiamo forse rimanere nello smarrimento?
dobbiamo dirci che questi pensieri
per noi sono incontenibili
o dobbiamo dar vita ad una fede
che ci porta man mano ad avvicinarci
al concetto, per l'oggi proibito, nella sua apertura?
se sintesi si può fare all'interno della conoscenza umana
sintesi va fatta dichiarando che il cosmo contiene
tutte quelle pulsioni
tutte quelle emozioni
tutte quelle gestioni di pensiero
di opera e di fatto che si rivelano
che si riverberano
in quella che voi definite materia densa
materia conosciuta
materia nel calcolo della scienza fisica.
ma ogni regola, ogni legge
non è fine a se stessa
e non è principio a se stessa
ogni regola, ogni legge
deriva "da" e verte "a".
questa è l'unica descrizione
che noi possiamo dare della parola cosmo
non tanto come la scienza umana la intende
ma quanto come l'intelligere umano dovrebbe tendere ad intendere.
l'uomo non deve scoraggiarsi
di intraprendere questi sentieri ardui
e all'apparenza difficili
addirittura inopinabili.
l'uomo deve avere il coraggio
anche se in modo apparentemente impercettibile
di procedere
con pensieri osati
all'inimmaginabile
anche se solo sostenuti dal limite dell'immaginabile.
posso solo immaginare
per superare l'immaginazione.
non dobbiamo temere di superare
dobbiamo solo temere ciò che viene chiamata la pigrizia mentale.
dalla pigrizia mentale deriva la pigrizia fisica.
dalla pigrizia fisica deriva la mancanza di dedizione all'opera:
l'opera per se stessi, l'opera per gli altri.
l'opera per l'armonia dell'ambiente che ci circonda.
l'opera per il sorriso
l'opera per la consolazione
l'opera per l'accettazione
l'opera per la fede.
l'opera anche, sicuramente sì, per la lotta:
lotta di sopravvivenza
lotta per non soccombere
lotta contro le induzioni improprie
lotta contro i plagi
lotta contro le prepotenze
lotta contro le ingiustizie.
ma bada bene che le tue lotte
non nascano da un interesse personale
non credere di esimerti dall'errore
anche se le tue lotte nascono
da un interesse altruistico.
mai nessuna azione umana
può prescindere dai limiti dell'umano.
ma non ti lasciar frenare dai tuoi errori
non ti lasciar condizionare dai tuoi limiti.
se senti che lotta deve essere portata
avanza la lotta
avanza nella lotta
avanza con la lotta ma con saggezza.
se i tuoi intenti non sono di affermazione personale
comprenderai, vedrai lucidamente
quando fermarti nella lotta.
ecco come abbiamo coniugato l'universo individuale
con l'universo galattico.
come abbiamo collegato il particolare
con il tutto che è il cosmo.
sei chiamato a portare la tua parte di ricerca
su questo insegnamento.
l'insegnamento
deve provocare il bisogno di ricerca
deve condurre al bisogno di conoscenza.
l'insegnamento per sua legge e natura
non potrà mai essere esaustivo in sè.
lo scopo, il ruolo dell'insegnamento
è per l'esortazione
perché se l'insegnamento fosse esaustivo in sè
non sarebbe diversificato
ma indiversificato.
invece
ogni individuo che riceve lo stesso insegnamento
è individuo unico e diversificato
che si esprime nella sua verità
verità di soggetto
ove nessuno è oggetto
oggetto è colui che
temporaneamente
accetta la verità altrui.
insisto: temporaneamente.
perché ognuno è nel transito
della propria, solo, unica verità personale.