la verità che tu vai cercando,
la verità che ogni uomo va cercando
la verità che
consapevolmente o inconsapevolmente
ogni uomo cerca
ed ogni anima desidera
ed ogni anima tende a quel vero
che la vita del quotidiano
che la vita della fisicità
degli interessi e della fatica
rende incolmabile.
riuscirà mai l'uomo
a rendere colmato quel vero
a cui tende la sua anima?
vediamo speranze espresse
vediamo speranze inespresse
vediamo problematiche risolte
vediamo problematiche irrisolte
vediamo delusioni
illusioni, prevaricazioni
vediamo significati impropri
di accadimenti e su accadimenti
che appaiono risolutivi
che appaiono portatori di novità in verità
e che altro non sono che
mentitori di verità
senza innovazioni di pensiero
di intenzioni e di capacità di comprensione.
l'uomo
nella sua era colma
di un movimento di odio e di tensione
e di contrapposizione
senza uguale nella storia
l'uomo è confuso
da ciò che appare come potere
da ciò che appare come capacità
da ciò che è invece massa
in dissoluzione di male
attraverso l'esperienza di massa
in compimento di male.
le parole diventano vento
se la parola non scende nell'animo di chi ascolta.
le parole diventano suono vuoto
se la parola non entra nell'animo di chi ascolta.
le parole sono ripetitive
se l'ascolto è superficiale
solo di interesse, solo di tolleranza
solo di fatica rifuggita
e di impegno rifiutato
nell'entrare nell'accezione
della parola stessa
in un contesto di grammatica formale
di frase concettuale
che porta a risoluzione di capacità di comprensione.
le parole sembrano il vento sostenitore
di quella forma di comunicazione
definita politica
le parole sembrano il substrato
di coloro che invocano il nulla
a loro favore e a loro approvazione.
le parole sono l'arma
di chi trafiggere vuole
l'indipendenza e l'autonomia di pensiero
di persone facilmente circuibili
con logica sapiente
con logica pregnante di ambizione
voluta a compimento di una propria superiorità supposta.
la parola invece
è suono sacro.
molto si deve riflettere
prima di pronunciare il verbo.
il verbo è dono divino
tramite il quale l'uomo può esprimere la sua anima
l'uomo può rivelare il suo spirito.
quanto abusiamo delle parole
e come le parole ben dette ci affascinano
anche se nulla contengono
e come le parole ben dette ci ripugnano
anche se un forte contenuto vogliono portare
presentare, porgere, donare.
parole vuote
messe su un trono di maestà.
parole pregne
deprivate del loro sacro, sfregiate nel loro contenuto
e disprezzate per quell'impegno che esortano ad attivare.
ci sono sempre parole scritte:
mai così tanta carta è stata stampata
con futili parole.
ci sono parole parlate:
mai tanti suoni inutili hanno avvolto il pianeta terra.
ci sono parole non dette
e quanto invece dovrebbero essere liberate
dal loro mutismo silenzioso.
ci sono parole represse
e quanto invece dovrebbero esplodere
in una libertà d'espressione
a scuotere l'animo delle genti.
ci sono parole tradite
dai fatti, dagli accadimenti
che non seguono l'intenzione d'origine.
ci sono parole pietose
che ricoprono d'inganno
realtà che l'uomo non riesce a sostenere.
ci sono parole che uccidono la fiducia.
ci sono parole che demandano ad altri
la responsabilità della propria vita.
o tu che ascolti
come sempre diciamo:
dove ti ritrovi?
sai tu dove sei
in questo fiume di parole
che straripa dagli argini
che esonda da quel cosiddetto
suo letto naturale di cammino?
sai tu dove ti trovi
nei confronti di questo dono divino
della parola e della espressione che
retaggio è dell'uomo superiore?
l'uomo superiore che è
in coscienza ed in espressione di coscienza.
con cosa sarebbe mai l'uomo superiore in espressione di coscienza
se non con il verbo dato e donato a lui
unica creatura del creato conosciuto
che possiede il mezzo divino
dell'espressione di coscienza?
comprendiamo noi la responsabilità
di questo suono?
comprendiamo noi la necessità
di questo suono?
dato non per esprimere futilità
non per esprimere disprezzo
non per esprimere tradimento
non per esprimere la gogna di nostri fratelli
affondati nei loro limiti più torvi.
questo mezzo
usato in deprivazione della sua sacralità
deve ritornare al riconoscimento
della sua sacralità.
si disse
in tempi remoti
che all'inizio fu il verbo.
si disse
per anime primitive
che Dio, l'assoluto reso
figura limitata in confine di forma,
tramite il verbo creò l'universo osservabile:
all'inizio fu il verbo.
e noi vi diciamo
che non esiste inizio
non esiste fine
tutto è in coscienza di essere
e l'uomo, in trasmissione ed espressione del suo essere,
il verbo deve enunciare
il verbo deve attivare
in espressione del suo stato di coscienza
del suo sentire presente e prossimo.
allora
dobbiamo privarci del canto
se è suono futile?
allora
dobbiamo privarci della gioiosità
se il dire è futile?
no, non è stato detto questo.
il canto è poesia in armonia
ma deve rispettare l'armonia della poesia
anche in semplici parole.
la gioiosità è il riso dell'anima
ma non può il riso dell'anima essere fatuo
vacuo, dolente o indolente.
se tu riesci a comprendere
nell'attenzione di te
il principio di sacralità
del suono nella espressione,
mai più ti troverai
ad essere blasfemo.
quanto importante sia il dire
lo apprezziamo nella falsa situazione di vita
che esprime un attore.
allora
se un attore nella sua falsa situazione di vita
quindi una verità in falsità,
sa esprimere bene con il suo dire quella falsità,
viene ammirato
viene lodato
viene tenuto nella storia della cultura umana
come grande recitatore.
ma quanto più importante sia essere un buon dicitore
nella verità della vita
di ogni accadimento vero di ognuno:
lì è la grandezza dell'uomo.
scopriamo in ognuno di noi
questa grandezza nel dire la verità del nostro sentire
nel dire la verità degli accadimenti
nel dire, anche se è la nostra verità
limitata alla nostra capacità di conoscenza,
ma fedeli alla nostra verità,
essere buoni dicitori del nostro sentire.
ricomponiamoci in quella sacralità unita
dell'essere e del sembrare
del sentire e dell'esprimere.
non possiamo continuare a rimanere
fuscelli bruciati da falsi profeti
che si avvalgono della loro capacità di loquela
per travolgere folle
per travolgere animi
per sovvertire giustizie
in volontà di affrancamento di libertà individuale
di pensiero e di espressione.
che ognuno faccia la sua parte
non badando al dileggio
che ognuno faccia la sua parte
non curandosi della mancanza del vicino:
ognuno faccia la sua parte
nella piena consapevolezza
che ognuno risponde del proprio operato
inteso come espressione del proprio sentire.
e nel proprio operato
esiste anche l'impegno giusto della parola.
l'impegno giusto della parola
non serve a qualcuno fuori di te
l'impegno giusto della parola
necessita ad ogni anima
in comunione di sentire e di essere.
la sacralità del verbo
non conosce i limiti definiti dalle cose
definiti dalla quantità
definiti dalla separazione del numero
la sacralità della parola è come l'alito
il soffio, la scintilla divina che avvolge
che permea di sè ogni istante
nel suo virtuale tempo.
cosa rimarrebbe dell'uomo
se non l'espressione di sè in cammino
anche se virtuale
in quel processo di coscienza
espresso con la parola data
e la parola ricevuta?
cosa rimarrebbe di te, o uomo
se tutto fosse definito
da quell'assemblaggio di realtà componenti,
assemblaggio sia materiale che psicologico o psichico
di realtà componenti elementari,
che apparentemente ti formano?
cosa rimarrebbe di te, o uomo
se queste realtà elementari
componenti la tua apparente individualità
non fossero significate
non fossero rese sacre
da ciò che il verbo come segno unificante compone
se il verbo come segno unificante
non fosse?