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l'informazione che forma

tu, uomo, prendi il tuo remo
guarda la tua barca
asseconda la corrente.
non remare devi contro la corrente
per giungere al traguardo,
al tuo traguardo, ad un traguardo
purché sia meta prefissa
da un progetto di realizzazione
in avanzamento di comprensione.
comprensione
come sempre si dice, sull'esistenza
ma che avviene tramite la comprensione dell'azione nella società,
avviene tramite la comprensione del proprio ruolo nella società.
alla comprensione totale si perviene
tramite la comprensione minima, particellare, molecolare
del tempo, dello spazio, dell'azione, del sentimento.
prendere il proprio remo
guardare la propria barca
procedere con l'onda
con la corrente che ti fa avanzare
non significa abbandonarsi a quella corrente.
significa dirigere bene la tua barca
tramite il remo in quella corrente
che potrebbe farti deviare pur essendo la tua
che potrebbe farti capovolgere pur essendo il tuo sostegno
e il tuo motore di movimento.
ognuno al suo posto
ognuno con le sue responsabilità
e tramite la propria accettazione della fatica
nel proprio piccolo o nel proprio grande,
procedere in se stesso
per far procedere altri collegati a se stessi
e procedere noi medesimi
tramite il procedere di altri.
non esiste informazione che non sia formazione.
può esistere una informazione cercata
voluta, politicizzata.
può esistere una informazione costruita
può esistere una informazione spontanea.
tutto, comunque, è formazione.
non si può scindere
tra informazione di qualunque genere e natura
essa sia o si ponga;
non si può scindere fra informazione e formazione.
l'uomo
fin dai primi attimi della sua vita incarnativa
riceve informazioni seppur inconsapevoli
ma che creano la sua formazione.
quindi non esiste un uomo più preparato di un altro
esiste un uomo che ha un ruolo diverso da un altro
e tramite quel ruolo si ricopre l'impegno
o si ricopre il dovuto di informazione diversa
per approdare a formazione altra.
quindi se in una piazza, in una grande moltitudine,
noi vediamo uomini di diversa estrazione sociale
noi vediamo uomini con età più avanzata, con età più giovane
anche se potessimo decifrare intelligenze
più compiute, meno compiute,
mai potremmo dire che un individuo in tale massa
in tale moltitudine
sia meno informato di un altro individuo
e quindi, di conseguenza, non formato.
la formazione
insita anche nell'apparente ignoranza
la formazione si produce tramite una disciplinata informazione
costruita con la conoscenza.
ma, conoscenza è solo quella cattedratica
o conoscenza è anche data dalla scuola di vita dell'attimo
così diverso ma così simile
per ogni individuo che procede
nel suo esperire l'attimo, il presente,
in funzione di una necessità fisica
apparentemente solo corporea
ma che riceve spinta dall'oltre
per giungere ad altro?
possiamo ricevere e vedere
la stessa visione di una bandiera che sventola al vento
possiamo ricevere e sentire la stessa frase urlata da un palco:
di qualsiasi palco si tratti
di qualsiasi bandiera che si muove al vento
noi riceveremmo solo ed esclusivamente
quella informazione che necessita
alla nostra singolare formazione.
ma allora
l'unificazione di cui sempre si è parlato
con questo concetto
così soggettivo di informazione per formare
disintegra forse, sbriciola forse
quel concetto di unificazione?
o invece non è proprio la diversità dei punti
la complementarità delle forze
l'equilibrio insito nella materia delle forze gravitazionali
che creano la unificazione di un ammasso
che creano la unificazione di una pietra
che creano la unificazione di un massiccio
o di una montagna che dir si voglia?
noi dobbiamo comprendere
che per creare un corpo compiuto
sia fisico che intellettuale che psichico
che mentale che animico che spirituale,
noi dobbiamo avvalerci della soggettività del percepire
dobbiamo avvalerci
della unicità della percepienza.
e questo riportato
in scala sempre più avanzata se procediamo verso la moltitudine
e in scala sempre più ridotta se procediamo verso la singolarità.
oggi le informazioni pullulano
oggi l'uomo è in balia del vento
oggi l'uomo è in balia della parola
apparentemente sbalestrato
da qualsiasi direzione
da qualsiasi visione o progetto
in chiara forma di visione e di interpretazione.
pochi giorni fa è stato detto che
la parola è figlia del vento
e che il vento è figlio dell'aria
ma che l'aria dona il respiro
e che il respiro dona la vita.
quindi, nel congiungimento del cerchio
la parola è vita, deriva dalla vita, promuove la vita.
allora oggi
l'uomo in apparente balia di questa parola figlia del vento
l'uomo deve cercare e ritrovare se stesso
nella fatica della propria interpretazione
della propria lettura dei fatti
degli accadimenti, delle esecrazioni
delle promesse, delle illusioni, delle arroganze
delle plateali manifestazioni.
deve aver cura di ascoltare bene quella parola
per comprendere in quale luogo
può giacere dentro a se medesimo.
in qualunque luogo all'interno di te,
che cade quella parola,
tu uomo dovrai raccoglierla nella consapevolezza
che è vita e porta alla vita
che è impegno e porta all'impegno
che è dichiarazione
che porta alla responsabilità dell'azione.
non puoi nasconderti
dietro alla babele della parola.
la babele esiste ma è anche facile alibi
o per assecondare la corrente della babele
o per rifiutare in toto la corrente della babele.
tu uomo oggi sei in grado di ricevere
l'informazione giusta data per te
per la tua capacità
per il tuo ruolo
per la tua dimensione
affinché possa quell'informazione formarti
e in questa formazione assumerti le responsabilità
anche se ricopriranno verità contrapposte
anche se risulteranno verità diverse.
ma l'uomo ha come forza coesiva
la complementarità
che nasce e si costruisce non dalla separatività
ma dalla diversità.
osiamo osservare
osiamo accettare la diversità
non condanniamo coloro che vedono
che pensano, che agiscono
in contrapposizione a ciò che noi riteniamo utile
a ciò che noi riteniamo saggio
a ciò che noi riteniamo necessario
per il cammino unitario progressivo
di salvezza del risanamento dell'uomo.
dobbiamo avere il coraggio di vedere
la verità altra, la verità diversa
la verità in contrapposizione
anche se così lacerante
con la nostra verità.
dobbiamo far sorgere in noi il coraggio di vedere
la complementarità che
unica, insostituibile
serve a mantenere l'equilibrio
e il cammino della sostanza
anche se temporalmente può apparire
abisso di ingiustizia, abisso di sopraffazione
lacerazione delle coscienze
sopruso della dignità e mancanza di rispetto.
tutti questi aggettivi o tutte queste componenze
non sono altro che il corpo informe
in cui deve crearsi la forma.
la forma
anche se apparentemente perfetta
subisce passaggi imperfetti
e a sua volta subisce la precarietà della perfezione
per attraversare e giungere
e avvalersi del perfettibile
per giungere a nuova perfezione.
ma bada bene che il perfetto
come è stato già detto
non è ciò che l'uomo crede buono e appagante
e soddisfacente per se stesso
il perfetto è ciò
che fa giungere, che fa procedere l'uomo
in esperienza di accadimenti
in esperienza di gioia e di dolore
in esperienza di pace e di guerra
che fa giungere l'uomo
in esperienza di quel vissuto
che necessariamente deve avvalersi della dualità.
se tu vedi il contrario della tua posizione
non ti dividi dalla contrapposizione
se la ritieni necessaria per la evoluzione umana.
se tu vedi il contrario dalla tua posizione
come condanna in assoluta ingiustizia,
tu separi e non crei quella unificazione
quel risanamento, quel miglioramento
che, anche se in buona fede pensi di raggiungere,
non potrai raggiungere
perché separazione non costruisce cammino
separazione non costruisce edificio
separazione è solo esperienza di male
tramite la quale l'uomo deve ravvedersi
e rivedere se stesso nella accettazione
della verità contrapposta
anche se lacerante ed efferata.
questo viene dato
perché l'uomo non si smarrisca.
questo viene dato
perché l'uomo non senta il non-valore del suo momento
perché l'uomo non scivoli nel qualunquismo.
questo viene dato
perché ogni uomo entri nella convinzione
della propria preziosità del proprio momento
anche se il mondo, anche se le genti
appaiono in un turbinio irrefrenabile
appaiono in una espansione incontenibile
appaiono in un caos irrisolvibile
appaiono in un'indigenza non tanto di nutrimento del corpo
quanto di nutrimento dell'anima,
nutrimento del pensiero.
indigenza di riflessione
sul significato della propria vita
significato inteso nell'essere
e non certo nell'avere.
vediamo questa umanità
che si abbatte e che si infrange
su quell'unica convinzione
che crede necessaria
dell'avere
che si abbatte, che si disperde
che si sconfigge nello scontro
in quell'unica convinzione del possesso.
l'indigenza dell'uomo
l'indigenza delle genti
l'indigenza dei popoli
è nella mancanza momentanea del vero significato
dell'esperienza della vita.
e tramite questo apparente caos
l'uomo sarà costretto, è costretto quindi,
a prendere il suo remo
a guardare bene la sua barca
cercando di correggere la devianza dell'onda
ma non di contrastare la potenza dell'onda.
se ti trovi in una realtà
di qualsiasi realtà la vita
e in qualsiasi realtà la vita può coglierti,
non puoi cancellare questa realtà
non puoi rifuggire da questa realtà
ma devi solo comprendere
come muoverti in questa realtà
non in egoismo
non in isolamento, non in fuga
ma in condivisione totale di quella realtà
per portare il tuo contributo di correzione
il tuo contributo di armonia
il tuo contributo di tolleranza
il tuo contributo di assecondare per giungere, per procedere;
non assecondare per sopprimere, per reprimere.
quindi guarda bene il tuo remo e la tua barca
il remo che giusto è per te
errato è per l'altro
e il remo che giusto è per l'altro
errato può essere per te.
guardiamoci come punti
del tutto uno
indivisibile.